13 maggio 2026
Ventiquattro fotografie a Bellinzona
Ventiquattro immagini del libro alla Biblioteca cantonale di Bellinzona, e la serata che le ha aperte.

Inizialmente era nata come una conferenza. Paola Piffaretti, della Biblioteca cantonale di Bellinzona, mi aveva invitato a parlare del libro; parlandone è venuta fuori l'idea di appendere anche le fotografie.
La biblioteca ha un atrio alto, con la luce che entra da una fascia di finestre sotto il soffitto, e due piani di balconate che ci girano intorno: sono i corridoi da cui si entra nelle sale. Le fotografie stanno lì, sulle pareti rosse, su due piani e due lati. Appese ai fili, senza cornice, con la didascalia sotto: il bianco e nero e il suo bordo bianco su quel rosso fanno un contrasto che una sala bianca non mi avrebbe dato.
Ventiquattro immagini scelte fra le sessanta del libro, tenendone il filo, con una sezione di sei dedicata ai samosely.
Stampa digitale su carta Canon Gletscher montata su forex 60×40, con il bordo bianco intorno all'immagine per riprendere lo stile del libro. Le stampe, pronte da appendere, le ha realizzate eufineart, di Emmanuel Urban Studio; la mostra si è fatta grazie al supporto suo e del festival sui cambiamenti climatici L'Uomo e il Clima. Ad appenderle siamo stati io con il supporto di Paola Piffaretti.
La serata di apertura, martedì 12 maggio, non era solo mia. Si intitolava Pensare il dopo. Note per una geografia delle catastrofi: Claudio Ferrata ha presentato le catastrofi come l'incontro fra cause geofisiche e un contesto sociale che spesso ne porta le responsabilità, io ho presentato il libro e le immagini, e moderava Paola Piffaretti. Siamo entrambi, Ferrata e io, nel comitato direttivo di GEA. Poco più di due settimane fa, il 26 aprile, erano passati quarant'anni dall'incidente.
La mostra resta aperta fino al 30 maggio.